A Neggio vi è anche un convento di suore. È «Casa San Domenico», nel cuore del villaggio, dietro un austero portone. Varcata quella porta, ci si imbatte in uno stabile di superba bellezza. Apparteneva, un tempo ormai lontano, ai Banchini, un casato benestante. È diventato monastero così, quasi per caso, sul finire del 1938.
In Europa si era ormai alla vigilia della guerra, anzi in Austria le nefaste, folli imprese di Hitler avevano già provocato il finimondo, costringendo fra altro la comunità monastica di Bregenz a disperdersi in varie nazioni. Fu così che quattro di quelle religiose, appartenenti all'Ordine domenicano, arrivarono a Lugano siccome alcune loro allieve a Bregenz erano ticinesi e da qui inviate - per interessamento del vescovo mons. Angelo Jelmini, siccome la diocesi era proprietaria dell'immobile ricevuto in dono dai Banchini - a Neggio appunto. Racconta l'attuale superiora suor Monika Zangerle, a capo di questa comunità da diversi anni: «Non avevano niente, assolutamente niente. Ma la gente di Neggio, da subito, le ha aiutate, portando sedie, cibo, coperte, tutto quanto potesse servire per la vita materiale del convento nei suoi primi anni». In compenso, le suore si sono prodigate animando un corso di economia domestica per una dozzina d'anni, gestito l'asilo per almeno un quarto di secolo, collaborando in parrocchia, prestando cure infermieristiche, ecc. Si è creato e consolidato vieppiù, tra Casa San Domenico e la popolazione, un rapporto di intesa, di rispetto, di gratitudine, di autentico amore cristiano, talché - così affermano gli abitanti del posto «non sarebbe neppure lontanamente pensabile il nostro paese senza il convento». A dispetto dei portoni e dei muri di cinta che delimitano questo luogo sacro di preghiera, di meditazione e di lavoro, il Convento è davvero cresciuto con il paese, attraverso l’aiuto e la stima reciproci.
Dal 1942 al 2000 le suore domenicane hanno gestito anche il pensionato “Cà del Sole”, attiguo al convento e di proprietà della Fondazione Agostino Soldati.
Già precedentemente, era un centro di vacanza, denominato Hotel Pensione Neggio, gestito dalla famiglia Miescher e propagandato soprattutto come “luogo di cura ideale per l'aria”.