Comune di Neggio

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Rapporti con Breno

Informazioni varie
RAPPORTI CON BRENO


Briciole di storia a Breno e rapporti con Neggio

Nel volumetto (dattiloscritto) «Spigolature di storia brenese» del prof. Costantino Muschietti (1928) troviamo una paginetta dedicata a «L' oratorio dei Guasti» con diversi riferimenti anche a Neggio. Eccone, pertanto, il testo:
 
«Com'è noto, da tempo immemorabile brenesi  e fescoggesi possedevano beni nelli territori delli Guasti e vi avevano temporanea dimora. Il doppio domicilio suscitava controversie civili ed anche ecclesiastiche. Gli inconvenienti sotto l'aspetto chiesastico sono esposti dal curato di Breno in una sua lettera al vescovo di Como (1711), ... avendo certi suoi parrocchiani certi suoi possessi in territorio di Neggio, altri di Vernate e di Cimo, altri di Cademario e altri di Aranno, occorre che iti a quelli per le faccende rurali, ammalati in quelli ne muoiono, nascono e dalli curati di Neggio, di S. Maria, di Vernate, di Cademario, di Aranno, vien negato di poterli sacramentare quando si ammalano, seppellirli alla propria curia quando muoiono volendo essi il jus della stola con tutti gli emolumenti, inducendo gli eredi dei defunti a farli seppellire nelle loro chiese senza che il curato proprio di Breno possa avere parte in quei funerali ma la competizione indecorosa per gli emolumenti, egli si studia di velare subito dopo col preteso desiderio di serbare incolume la sua giurisdizione che ha nelle proprie pecore e rivendica per sé il jus stolae cogli emolumenti pertinenti. La curia comense consente a tenore del diritto canonico: quei fedeli hanno dimora accidentale nei comuni summentovati, e passano la maggior parte dell'anno a Breno e quivi soddisfano al precetto pasquale (Archivio parrocchiale 16 giugno 1711). In virtù di tale approvazione, quind'innanzi il curato, salvo delegazione affidata al parroco locale, si recò nei Guasti ad amministrare i sacramenti, a seppellire i morti e a battezzare. Bisogna congetturare che il parroco locale frapponesse ostacoli all'e­sercizio di quel diritto che, ai suoi occhi, doveva parere un'usurpazione. Perciò alcune famiglie brenesi e fescoggesi risolvettero (1750) di costruire a loro spese un oratorio nelli Guasti, nel quale il curato nostro celebrasse come in chiesa propria i divini uffici ed esercitasse il jus stolae. L'oratorio fu benedetto da Luca Rusca, prevosto di Agno (l730-1760) e riconosciuto come affatto dipendente dalla giurisdizione parrocchiale di Breno, colle assegnate prorogative il giorno 3 settembre 1769, in occasione della visita di Mons. Mugiasca. Invalse poi la consuetudine, durata sino a trenta anni fa, di andare in processione da Breno a S. Mattia, salmodiando per invocare da Dio tempo propizio o deprecare qualche pubblica sciagura. Il  31 maggio 1901 il Consiglio parrocchiale stipulava con la famiglia Righetti Fortunato una convenzione in virtù della quale gli eredi Righetti prendevano in consegna le chiavi, e ritirandosi dai Guasti, le avrebbero consegnate al parroco di Neggio o di Vernate.. Disponeva inoltre dell'uso dei paramenti e dell'edifi­cio a favore di qualsiasi sacerdote alla famiglia beneviso. Si obbligavano a fare le riparazioni entro quattro anni e ad aprirlo al culto e alla processione di  Breno: nel caso di espropriazione o di vendita,   10 anni dalla convenzione, avrebbero diritto al risarcimento delle spese: dopo la decorrenza del termine  di 10 anni, o nel caso di crollo della fabbrica. nessuna indennità» (Archivio parrocchiale).

 

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