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Uno sconosciuto mastro di Neggio scoperto nell'àmbito della ricerca promossa dal Museo del Malcantone sull'emigrazione nel XVIII secolo
Isidoro Torriani di Neggio malcantonese in Piemonte
DI SILVANA GHIGONETTO -
Assieme a molti suoi conterranei -
In prima analisi,«mastro Isidoro» potrebbe essere tornato nel Malcantone, adempiendo a quella prassi tradizionalmente in uso presso le maestranze e sostanzialmente dettata dalla necessità di periodici ricongiungimenti con la famiglia.
Tuttavia, presa in considerazione la lunghezza del periodo (si tratta di ben cinque anni), è da ritenersi forse più verosimile che Torriani possa aver continuato a lavorare in altri cantieri del Roero di cui, per ora, non si ha memoria.
Di certo, nel 1722 Isidoro Torriani risulta essere a Canale. Ed è proprio in questo luogo che sono documentati i suoi lavori «attorno al portico esistente avanti la chiesa parrocchiale»
Poco dopo, nel 1725, lo si trova affiancato a Domenico Pianca di Cademario, con il quale innalza la nuova facciata della stessa chiesa. Il binomio Torriani-
Il cantiere, svoltosi per questa ragione a più riprese, continuò in quegli anni alla guida dei due capomastri fin quando, nel 1739, scompaiono le tracce di Domenico Pianca (forse deceduto), del quale non si ha più menzione e si rileva invece la presenza di Martino Pianca (probabile figlio di Domenico), il quale affianca Torriani nella costruzione del coro, della volta, della navata e della sacrestia, ultimando la chiesa di San Bernardino.