Comune di Neggio

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Torriani Isidoro

Informazioni varie
TORRIANI ISIDORO


Uno sconosciuto mastro di Neggio scoperto nell'àmbito della ricerca promossa dal Museo del Malcantone sull'emigrazione nel XVIII secolo
 
Isidoro Torriani di Neggio malcantonese in Piemonte
 
DI SILVANA GHIGONETTO -  Museo del Malcantone

 
Assieme a molti suoi conterranei - capimastri, architet­ti, muratori, fornaciai, stuccatori e pittori, ecc. - Isidoro Torriani «mastro da muro» di Neggio risulta essere stato uno dei tanti malcantonesi ad aver lavorato nel Roero (territorio dell'Albese, in pro­vincia di Cuneo) negli anni compresi tra il 1715 e il 1739. Inizialmente impegnato a Vezza, «mastro Isidoro» operò al rifacimento della pavimentazione della chiesa parrocchiale. Oggi scomparsa, la pavimentazione del Torriani venne smantellata e rifatta nel ventennio successivo da un altro malcantonese, Martino Pianca di Cade­mario, in ragione di sopraggiunte problematiche igieniche dettate dal rapido susseguirsi di molteplici sepolture. Dopo il lavoro alla parrocchiale di Vella, terminato nel 1717, di Torriani non si ha più notizia fino al 1722. Questa sorta di vuoto storico potrebbe risiedere in due possibili spiegazioni, ancora da confermare alla luce della documentazione cartacea.
In prima analisi,«mastro Isidoro» potrebbe essere tornato nel Malcantone, adempiendo a quella prassi tradizionalmente in uso presso le maestranze e sostanzialmente dettata dalla necessità di periodici ricongiungimenti con la famiglia.
Tuttavia, presa in considerazione la lunghezza del perio­do (si tratta di ben cinque anni), è da ritenersi forse più verosimile che Torriani possa aver continuato a lavorare in altri cantieri del Roero di cui, per ora, non si ha memoria.
 
Di certo, nel 1722 Isidoro Torriani risulta essere a Canale. Ed è proprio in questo luogo che sono documentati i suoi lavori «attorno al portico esistente avanti la chiesa parrocchiale»­
Poco dopo, nel 1725, lo si trova affiancato a Domenico Pianca di Cademario, con il quale innalza la nuova facciata della stessa chiesa. Il binomio Torriani-Pianca prosegue a Canale negli anni compresi tra il 1727 e il 1732, periodo in cui i due «capomastri da muro" risultano impegnati alla ricostruzione della chiesa di san Bernardino su disegno dell'architetto Giovanni Carelli. Probabilmente soci dell'impresa, Torriani e Pianca organizzano i lavori in maniera tale da ridurre i costi al mas­simo. Adottano, quindi, una strategia per la quale «... demolendo la vecchia chiesa, proporzionalmente al procedere della nuova costruzione, venga recuperato e reimpiegato quanto più materiale possibile».
Il cantiere, svoltosi per questa ragione a più riprese, continuò in quegli anni alla guida dei due capomastri fin quando, nel 1739, scompaiono le tracce di Domenico Pianca (forse deceduto), del quale non si ha più menzione e si rileva invece la presenza di Martino Pianca (probabile figlio di Domenico), il quale affianca Torriani nella costruzione del coro, della volta, della navata e della sacrestia, ultimando la chiesa di San Bernardino.

 

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